Feb 222020
 

Al termine di questo sproloquio, mi cingo la spada al fianco e, per evitare che la debolezza fisica comprometta l’esito della missione, mi rimetto in forze con una bella abbuffata. Poi mi precipito fuori e, come un pazzo, comincio a camminare su e giù sotto i portici. Ma mentre son lì invasato a sognare stragi e massacri con gli occhi fuori della testa, e la mia mano corre sempre più spesso alla spada destinata alla vendetta, mi nota un tizio in uniforme, o barbone o tagliagole che fosse e mi fa: «Altolà camerata! Di che legione sei o di quale centuria?». Siccome io mi invento lì su due piedi i nomi del centurione e della legione, quello ribatte: «E dimmi un po’, in questo tuo reggimento i soldati vanno in giro coi sandali bianchi ai piedi?». Ma quando poi dalla mia faccia e dal mio imbarazzo si capisce benissimo che ho mentito, il tipo mi intima di consegnargli l’arma e di non mettermi nei pasticci. Disarmato e ormai privo di ogni velleità di vendetta, me ne torno alla pensione e lì, sbollita a poco a poco la rabbia, finisco per ringraziare la spudoratezza di quel cialtrone.

*

Non beve in mezzo all’acqua, né coglie i frutti penduli

il povero Tantalo, anche se il desiderio lo rode.

Questa è la sorte del ricco, che sguazza nel troppo

di tutto e rumina a bocca asciutta la sua fame.

*

Mai fidarsi troppo di quel che si ha in animo di fare, perché la sorte ha una sua logica.

*

Arrivo in una splendida pinacoteca piena di quadri di ogni tipo. Vedo infatti opere di Zeusi non ancora intaccate dall’usura del tempo, e non senza un brivido sfioro degli schizzi di Protogene che quanto a realismo gareggiavano con la natura stessa. Inoltre contemplo di Apelle uno di quelli che i Greci chiamano monocnémi. I contorni delle umane erano tratteggiati con una naturalezza e una precisione tali che si sarebbe potuto dire ci fossero dipinte dentro anche le anime. Da una parte un’aquila rapiva Ganimede trascinandolo in cielo, dall’altra l’ingenuo Ila respingeva una Naiade priva di ritegno, e Apollo imprecava contro le sue mani colpevoli, mettendo sulla allentata lira un fiore appena sbocciato. In mezzo a tutte quelle scene con al centro l’amore, salto su a dire, come se fossi stato da solo in pieno deserto: «Ma allora l’amore colpisce anche gli dèi! Siccome Giove non trovava in cielo quel che gli andava a genio, se n’è sceso a peccare sulla terra, senza però far dei torti a nessuno. La ninfa che rapì Ila avrebbe frenato la propria febbre d’amore, se solo avesse saputo che Eracle sarebbe venuto a lamentarsi da lei. Apollo fa rivivere in un fiore l’ombra del suo diletto. Anche tutti gli altri miti del passato raccontano storie di amori non corrisposti. Io, invece, mi sono andato a mettere con un socio più crudele di Licurgo».

Mentre son lì che me la prendo con l’aria, entra nella pinacoteca un vecchio coi capelli tutti bianchi, la faccia tirata, e che sembrava promettere chissà cosa, anche se i suoi vestiti non erano proprio eleganti, che si capiva benissimo era uno di quegli intellettuali che ai ricchi di solito non gli vanno giù. Il tipo si viene a fermare accanto a me.

*

«Sono un poeta» mi dice, «e nemmeno, come mi auguro, da buttar via, per lo meno se si deve credere ai premi letterari, che adesso c’è il vizio di darli anche a cani e porci. “Ma allora” tu mi potresti chiedere “perché vai in giro vestito a quel modo?”. Ma proprio per questo: la passione per la cultura non ha mai reso ricco nessuno.

Chi al mare s’affida, di guadagni si riempie;

chi corre dietro guerre e battaglie, d’oro si cinge;

il vile adulatore se ne sta sdraiato ubriaco sulla porpora,

e chi attenta alle spose, trae profitto peccando.

I retori solo tremano in poveri panni,

e con voce debole invocano le arti abbandonate.

È senz’altro così: se uno, nemico di tutti i vizi, si mette a seguire la retta via, lo guardano subito male proprio per questa sua differenza di mentalità, perché non piace a nessuno la gente che non pensa come lui. E poi, coloro che badano solo a fare soldi a palate, pretendono che al mondo non ci sia niente di più prezioso di quello che possiedono. E così perseguitano in tutti i modi possibili gli amanti delle lettere, perché anche quelli diano l’impressione di essere inferiori al denaro.

*

Non so perché l’intelligenza debba sempre essere sorella della povertà.

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Vorrei che chi avversa la mia sobrietà fosse tanto indulgente da potersi commuovere. E invece quello lì è una canaglia incallita, che ne sa più dei papponi in persona».

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