Mar 272017
 

MADAME DE SAINT-ANGE, EUGÉNIE, IL CAVALIERE, AUGUSTIN, DOLMANCÉ, MADAME DE MISTIVAL, LAPIERRE.

MISTIVAL (a Madame de Saint-Ange): Vi prego di scusarmi, signora, se arrivo senza preavviso; ma mi hanno detto che mia figlia è qui e siccome la sua età non le permette ancora di andare in giro sola, vi prego, signora, di volermela restituire e di non disapprovare il mio comportamento.

SAINT-ANGE: Un comportamento veramente sgarbato, signora; a sentir voi, si direbbe che vostra figlia è in cattive mani!

MISTIVAL: In fede mia! A giudicare dallo stato in cui trovo lei, voi e la vostra compagnia, signora, credo proprio di non aver gran torto a giudicarla in un luogo non adatto a lei!

DOLMANCÉ: Un inizio impertinente, signora! E senza conoscere esattamente il tipo di rapporto esistente tra la signora de Saint-Ange e voi, non vi nascondo che al suo posto vi avrei già buttato fuori dalla finestra.

MISTIVAL: Come sarebbe? Buttar fuori dalla finestra me! Signore, lei non sa chi sono io! Non vi conosco, ma dal tono che usate e dal modo in cui vi presentate, è invece facile giudicare voi. Eugénie, seguimi!

EUGÉNIE: Vi chiedo scusa, signora, ma non avrò questo onore.

MISTIVAL: Come! Mia figlia osa ribellarsi!

DOLMANCÉ: Come vedete, signora, vi disobbedisce formalmente. Date retta a me; non dovete sopportare quest’affronto! Volete che faccia portare delle verghe per punire questa indocile fanciulla?

EUGÉNIE: Ho proprio paura che, se lui le avesse, le userebbe più su di voi che su di me!

MISTIVAL: Che impertinente!

DOLMANCÉ (avvicinandosi a Madame de Mistival): Piano, tesoro, niente ingiurie qui: noi proteggiamo Eugénie, e voi potreste pentirvi di certi eccessi nei suoi confronti.

MISTIVAL: Come! Mia figlia mi disobbedirà e non potrò valermi dei diritti che ho su di lei?

DOLMANCÉ: Ma quali diritti, signora, quali? Vi illudete che siano legittimi. Quando il signor de Mistival, o chi so io, vi lasciò nella vagina le gocce di sperma che fecero sbocciare Eugénie, pensavate a lei? No, e allora? In che valore volete che vi tenga lei oggi, perché voi avete sborrato quando vi fottevano quella vulvaccia? Sappiate, signora, che non esiste nulla di più illusorio dei sentimenti di un padre o di una madre verso i figli, e di questi verso gli artefici delle loro esistenza. Nulla determina, nulla stabilisce certi sentimenti, in uso in questo Paese, detestati altrove, dove o i genitori uccidono i loro figli o viceversa. Se esistesse nella natura il sentimento dell’amore reciproco, l’impulso del sangue non sarebbe una chimera e, pur non essendosi mai visti o conosciuti vicendevolmente, i genitori riconoscerebbero e adotterebbero i loro figli e, di riflesso, questi pur nella massa della gente riconoscerebbero i loro padri ignoti, volerebbero tra le loro braccia, li adotterebbero. Che vediamo invece? Odio reciproco e inveterato: figli che, ancor prima dell’età della ragione, non sopportano la vista del loro padre; padri che si allontanano dai loro figli perché non ne hanno mai potuto sopportare l’affetto! Questi pretesi sentimenti sono dunque illusori, assurdi; l’interesse solo li può concepire, l’uso li prescrive, l’abitudine li sostiene, ma la natura non li ha mai impressi nei nostri cuori. Vedete se sono noti agli animali: no, senza dubbio. E bisogna sempre regolarsi su di loro per conoscere la natura! Padri, trattenetevi dalle ingiuste pretese che passioni o interessi vi conducono ad avere verso quegli individui, che non sono nulla per voi, e che devono la loro esistenza soltanto a qualche goccia di sperma. Non dovete nulla a loro; siete a questo mondo per voi e non per loro. Sareste scemi a disturbarvi per loro, non occupatevene: dovete vivere solo per voi stessi. E voi, figli, liberatevi, se è possibile, da questa pietà filiale di una consistenza veramente chimerica, convincetevi anche voi che non dovete nulla a certe persone il cui sangue vi ha fatto nascere. Pietà, riconoscenza, amore, nessun sentimento di questo genere è dovuto a loro; quelli che vi hanno dato l’esistenza non hanno alcun titolo per esigerli da voi. Il più grande sbaglio sarebbe poi quello di prendersi cura di loro, aiutarli, in pratica senza alcun motivo: la legge non vi prescrive nulla e se per caso v’illudeste di capirne il meccanismo, in rapporto alle abitudini e agli affetti morali del carattere, cacciate da voi senza rimorso certi sentimenti assurdi… sentimenti d’ambiente, frutto di costumi climatici contrari alla natura e sconfessati sempre dalla ragione!

MISTIVAL: E le attenzioni che ho avuto per lei! L’educazione che le ho dato!

DOLMANCÉ: Le attenzioni sono frutto soltanto dell’uso e dell’orgoglio; non avendo fatto per lei più di quanto prescrivano i costumi del Paese dove abitate, Eugénie non vi deve proprio nulla. Quanto all’educazione, direi che è stata piuttosto negativa, perché qui siamo stati costretti a rimaneggiare tutti i principii che le avevate inculcato; non ce n’era che mirasse alla sua felicità, non uno che non fosse assurdo o chimerico. Le avete parlato di Dio, come se effettivamente esistesse; di virtù, come se fosse necessaria; di religione, come se tutti i culti religiosi fossero qualcosa di diverso dal risultato dell’impostura più forte e dell’imbecillità più scema; di Gesù Cristo, come se quel birbante non fosse altro che un furbo e uno scellerato! Le avete detto che fottere era un peccato, mentre fottere è l’azione più deliziosa della vita; avete voluto darle dei sani principii, come se la felicità di una fanciulla non consistesse nel vizio e nell’immoralità, e come se la più felice di tutte le donne non dovesse incontestabilmente essere quella che è maggiormente immersa nell’oscenità e nel libertinaggio, quella che sfida maggiormente i pregiudizi e si burla maggiormente della reputazione! Disilludetevi, signora! disilludetevi! non avete fatto proprio niente per vostra figlia, non avete assolto verso di lei alcun obbligo di natura, per cui Eugénie non vi deve altro che odio!

MISTIVAL: Santo cielo! la mia Eugénie è perduta, è chiaro… Eugénie, mia cara Eugénie, ascolta per l’ultima volta le suppliche di chi ti ha dato la vita; non sono ordini, figlia mia, sono preghiere! Disgraziatamente è proprio vero che tu qui stai tra dei mostri; allontanati da questi rapporti pericolosi e seguimi! Te lo chiedo in ginocchio! (Ella si prostra in ginocchio.)

DOLMANCÉ: Ecco qua la scena madre… le lacrime… Su, Eugénie, commovetevi!

EUGÉNIE (mezza nuda, come si ricorderà): Ecco, mammetta mia, vi mostro il culo… eccolo proprio di fronte alla vostra bocca; baciatelo! succhiatelo! è quanto Eugénie può fare per voi… Ricordati, Dolmancé, che mi mostrerò sempre degna di essere la tua allieva.

MISTIVAL (respingendo Eugénie, inorridita): Mostro! Via, ti rinnego come figlia!

EUGÉNIE: Lanciatemi anche la vostra maledizione, se volete, mia carissima madre, così renderete la cosa più commovente, ma personalmente mi lascia indifferente.

DOLMANCÉ: Calma, signora, calma! Voi insultate; mi sembra che respingiate Eugénie un po’ troppo duramente. Vi avevo detto che è sotto la nostra protezione; a questo punto occorre una punizione. Abbiate la bontà di spogliarvi completamente nuda per ricevere quanto merita la vostra brutalità.

MISTIVAL: Spogliarmi?

DOLMANCÉ: Augustin, fai da cameriera alla signora, dato che oppone resistenza. (Augustin si mette brutalmente all’opera; lei si difende.)

MISTIVAL (a Madame de Saint-Ange): Oh, cielo! Ma dove sono? Signora, pensate un momento a quel che permettete che si faccia in casa vostra! E se io poi vi denuncerò per tutto questo?

SAINT-ANGE: Credo proprio che non potrete farlo!

MISTIVAL: Dio santo! ma allora mi ucciderete?

DOLMANCÉ: E perché no?

SAINT-ANGE: Un momento, signori. Prima di esporre al vostro sguardo il corpo di questa affascinante bellezza, è bene sappiate in che stato lo troverete. Eugénie me l’ha detto poco fa all’orecchio: ieri suo marito l’ha frustata per piccole divergenze familiari… e allora, a quanto m’assicura Eugénie, le sue natiche vi appariranno come taffetà screziato.

DOLMANCÉ (quando Madame de Mistival è nuda): Perdio, è proprio vero! Credo di non aver mai visto un corpo più maltrattato di questo… Ma, morte di Dio! ne ha sia davanti che didietro!… Però, ha un bellissimo culo. (Lo bacia e lo tasta.)

MISTIVAL: Lasciatemi! lasciatemi o griderò aiuto!

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