Apr 032017
 

SAINT-ANGE (avvicinandosi e prendendola per un braccio): Ascolta puttana! Voglio chiarirti le idee… Tu sei per noi una vittima spedita da tuo marito stesso; devi sopportare il tuo destino; non posso garantirti nulla… Che succederà? non lo so! Forse sarai impiccata, picchiata, squartata, suppliziata, bruciata viva; la scelta del supplizio dipende da tua figlia; è lei che pronuncerà la sentenza. Ma tu soffrirai sgualdrina! Oh, sì, tu sarai immolata solo dopo aver subito un’infinità di tormenti preliminari. Quanto alle tue grida, ti avviso che saranno inutili; in questa stanza potremmo pure sgozzare un bue, e i suoi muggiti non sarebbero sentiti. I tuoi cavalli e i tuoi servitori sono già ripartiti. Ancora una volta, bella mia, sappi che tuo marito ci autorizza a questo, e il tentativo da te fatto è solo una trappola tesa alla tua ingenuità, e nella quale come vedi era impossibile cadere meglio.

DOLMANCÉ: Spero che adesso la signora si sentirà molto più tranquilla!

EUGÉNIE: Prevenirla a tal punto significa proprio, come suol dirsi, avere dei riguardi!

DOLMANCÉ (palpandole e tastandole sempre le natiche): In verità, signora, si vede che avete nella signora de Saint-Ange un’amica affettuosa… Dove trovarne una di tale franchezza? Vi parla con una sincerità!… Eugénie, mettete le vostre natiche vicino a quelle di vostra madre… così posso fare un confronto tra i vostri due culi. (Eugénie obbedisce.) In fede mia, il tuo è bello, mia cara, ma per dio! quello di tua madre mica male ancora… Voglio divertirmi a fotterli un po’ entrambi… Augustin, tenete ferma la signora.

MISTIVAL: Santo cielo, che oltraggio!

DOLMANCÉ (procedendo regolarmente e cominciando a inculare la madre): Ecco fatto, niente di più semplice… Toh, l’avete sentito appena!… Come si vede che vostro marito si è servito spesso di questa strada! È il tuo turno, Eugénie… Che differenza!… Ah! ora sì che sono contento; volevo solo un assaggio per carburarmi… Adesso, ordine! Prima di tutto, signora de Saint-Ange e voi, Eugénie, abbiate la bontà di armarvi di godemiché per vibrare a turno nella vulva e nel culo di questa rispettabile signora i più rispettabili colpi. Il cavaliere, Augustin e io, agendo con i nostri membri, vi daremo il cambio alternativamente. Tanto per cominciare, come potete ben capire, renderò nuovamente omaggio al suo culo. Durante il godimento ognuno sarà padrone di condannarla al supplizio che gli sembrerà opportuno, osservando di andare per gradi per non metterla subito a terra… Augustin, ti prego d’incularmi, così mi consolerò dell’obbligo in cui mi trovo di sodomizzare questa vecchia vacca. Eugénie, fammi baciare il tuo bel didietro, mentre fotto quello della tua mamma, e voi, signora, avvicinate il vostro, perch’io lo tasti… lo socratizzi… Bisogna essere circondati da culi quando si fotte un culo.

EUGèNIE: Che farai, amico mio, che farai a questa baldracca? A che la condannerai, mentre tu te ne vieni?

DOLMANCÉ (sempre fottendo): Alla cosa più naturale di questo mondo; la depilerò e le strazierò le cosce a forza di pizzicotti.

MISTIVAL (ricevendo questa vessazione): Che mostro! che scellerato! mi storpia!… Santo cielo!…

DOLMANCÉ: Non l’implorare, cara mia; sarà sordo alla tua voce, come lo è a quella di tutti gli uomini. Quel cielo potente non si è mai interessato di un culo.

MISTIVAL: Come mi fate male!

DOLMANCÉ: Incredibili effetti delle bizzarrie dello spirito umano!… Tu soffri, mia cara, tu piangi e io, io sborro… Doppia troia! Ti strangolerei se non volessi lasciare il piacere agli altri. A te, Saint-Ange! (Madame de Saint-Ange le ficca il godemiché nel culo e nella vulva, e le dà qualche pugno; poi è il turno del cavaliere che percorre tutt’e due le strade e sborrando la schiaffeggia; poi tocca ad Augustin che si comporta allo stesso modo e conclude con qualche schiaffo, specialmente sul naso. Dolmancé, nel frattempo, viene ficcando il suo arnese nel culo di ognuno, per eccitarli nel loro proposito.) Su, bella Eugénie, fottete vostra madre; prima nella vulva!

EUGèNIE: Venite, mamma bella! venite che vi faccio da marito. È un po’ più grosso di quello del vostro sposo, vero, mia cara? Non importa, entrerà lo stesso… Ah, gridi, madre mia! gridi, quando tua figlia ti fotte!… E tu Dolmancé, tu inculami!… Eccomi insieme incestuosa, adultera, sodomita, e tutto questo lo è una figlia che è stata sverginata soltanto oggi!… Che progressi, amici miei!… con che rapidità percorro la spinosa strada del vizio!… Oh, sono una figlia perduta!… Sborri anche tu, vero, mia dolce madre?… Dolmancé, guarda i suoi occhi!… è vero che sta sborrando?… Ah, baldracca! t’insegno io a essere una libertina!… Toh, troia! toh!… (Le strizza le mammelle e gliele strapazza.) Fotti, Dolmancé… fotti, mio dolce amico, mi sento morire!… (Eugénie, sborrando, dà a sua madre dieci o dodici pugni sul seno e sui fianchi.)

MISTIVAL (perdendo i sensi): Abbiate pietà di me, vi scongiuro… Mi sento male… Svengo. (Madame de Saint-Ange vuole soccorrerla; Dolmancé si oppone.)

DOLMANCÉ: E no! no, lasciatela in questa sincope. Non c’è niente di più lubrico del vedere una donna svenuta: la frusteremo per farla rinvenire… Eugénie, stendetevi sul corpo della vittima… Ora vedrò se siete risoluta. Cavaliere, fottetela mentre sta distesa sulla madre svenuta e intanto lei masturberà con le sue mani me e Augustin. Voi, Saint-Ange, masturbatela nel frattempo.

IL CAVALIERE: In verità, Dolmancé, quanto ci fate compiere è orribile; significa oltraggiare nello stesso tempo la natura, il cielo e le leggi più sante dell’umanità!

DOLMANCÉ: Come mi divertono le dimostrazione di virtù del cavaliere! Ma dove diavolo vede in tutto ciò che facciamo il minimo oltraggio alla natura, al cielo e all’umanità? Amico mio, è dalla natura che i viziosi ricevono i principii che mettono in pratica. Ti ho già detto mille volte che la natura, avendo bisogno sia dei vizi che delle virtù per il perfetto mantenimento delle leggi del suo equilibrio, ci ispira di volta in volta gli impulsi a lei necessari; non facciamo nulla di male quindi seguendo questi impulsi, senza poterne supporre la caratteristica. Per quel che riguarda il cielo, mio caro cavaliere, smettila una volta per tutte, ti prego, di temerne gli effetti; nell’universo agisce un solo motore, ed è la natura. I miracoli, o piuttosto gli effetti fisici di questa madre del genere umano, variamente interpretati dagli uomini, sono stati deificati da loro stessi sotto mille forme diverse: furbi e intriganti, abusando della credulità dei loro simili, hanno diffuso ridicole fantasticherie; ecco quel che il cavaliere chiama il cielo e teme di oltraggiare!… Le leggi dell’umanità, aggiunge lui, sono violate dalle stupidaggini che ci concediamo. Ricorda dunque una volta per tutte, uomo semplice e pusillanime, che quanto gli sciocchi chiamano umanità non è che una debolezza nata dal timore e dall’egoismo, e che questa chimerica virtù ammalia solo gli uomini deboli, ma è sconosciuta da quanti hanno il carattere educato dallo stoicismo, dal coraggio, dalla filosofia. Agisci dunque, cavaliere, agisci senza alcun timore! Nel ridurre in polvere questa sgualdrina, non vi è la minima ombra di un crimine. I crimini sono impossibili per l’uomo. La natura, inculcandogli l’irresistibile desiderio di commetterne, seppe prudentemente allontanare da essi le azioni che potessero rovinare le sue leggi. Stai tranquillo, amico mio, tutto è permesso a lei che non è stata così assurda da darci la possibilità di turbarla o rovinarla nel suo cammino. Ciechi strumenti delle sue ispirazioni, se lei c’imponesse di incendiare l’universo, l’unico crimine sarebbe disobbedirle, e tutti gli scellerati di questo mondo non sono che gli agenti dei suoi capricci… Su, Eugénie, distenditi… Ma che vedo!… impallidisce!…

EUGèNIE (distendendosi sopra sua madre): Io pallida? Sacriddio, ora vedrete! (Si esegue la posizione; Madame de Mistival è sempre priva di sensi. Dopo che il cavaliere ha sborrato, il gruppo si scioglie.)

DOLMANCÉ: Be’, la baldracca ancora non rinviene? Delle verghe! delle verghe!… Augustin va’ subito a cogliere un ramoscello spinoso nel giardino! (Nell’attesa la schiaffeggia e la strapazza un po’.) In fede mia, temo proprio che sia morta, non rinviene!

EUGèNIE (sarcastica): Morta! morta! Questa estate dovrò portare il lutto e pensare che avevo acquistato certi bei vestiti!

SAINT-ANGE (scoppiando a ridere): Mostriciattolo!

DOLMANCÉ (prendendo il ramoscello spinoso dalle mani d’Augustin che rientra): Vedremo l’effetto di quest’ultimo rimedio. Eugénie, succhiatemi la verga mentre mi do da fare per restituirvi una madre, e Augustin mi ridarà i colpi con cui infierirò. Non mi dispiacerebbe vederti inculare tua sorella, cavaliere! ma piazzati in modo che possa baciarti le natiche durante questa operazione.

IL CAVALIERE: Obbediamo dal momento che non c’è alcun mezzo per convincere questo scellerato che tutto quel che ci fa fare è orrendo. (Il quadro si forma; Madame de Mistival, man mano che viene frustata, ritorna in sé.)

DOLMANCÉ: Vedete gli effetti del mio rimedio? Ve l’avevo detto che ne ero certo!

MISTIVAL (aprendo gli occhi): Oh, cielo! Perché mi richiamate dalla morte? Perché mi fate tornare in vita?

DOLMANCÉ (sempre frustando): Veramente, madruccia mia, non è finito. Ancora non è stata pronunciata la sentenza… Non bisogna eseguirla poi?… Su, riuniamoci intorno alla vittima; lei stia al centro in ginocchio e ne ascolti tremante l’annuncio. Cominciate, signora de Saint-Ange! (Le sentenze vengono pronunciate mentre le persone seguitano ad agire.)

SAINT-ANGE: Io la condanno all’impiccagione.

IL CAVALIERE: Tagliata, come fanno i cinesi, a pezzettini.

AUGUSTIN: Che sia sfondata viva!

EUGèNIE: La bella mammina sarà rimpinzata di zolfo e io stessa le darò fuoco pezzo per pezzo. (Il quadro si scompone.)

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