Apr 112016
 

Ora il compagno di Emily la invitò a ballare. Quell’eterea e dolce creatura si alzò in piedi. Aveva una carnagione così florida da far invidia alle rose e ai gigli, e se i lineamenti delicati e l’aspetto salubre e fresco di una ragazza di campagna fossero dei canoni di bellezza, allora lei sarebbe di certo la più bella.

Il suo cavaliere iniziò a denudarle i seni mentre lei era ancora in piedi, liberandoli dai sostegni e restituendoli alla natura. Quando spuntarono fuori, per un attimo pensammo che fosse stata aggiunta luce alla stanza, tale era il bagliore della loro bianchezza. Erano così alti e sodi da sembrare quasi di marmo, splendidi e levigati, forse addirittura lo superavano in bellezza per la vivacità e la luminosità del bianco venato di blu. Chi poteva resistere a quelle tentazioni così provocanti? Il gentiluomo allora le toccò i seni, prima con delicatezza, sfiorandoli con la mano per sentire la vellutata morbidezza, poi li palpò per saggiarne la soda corposità. Fece lo stesso con altre parti del suo corpo attirato dalla loro pienezza e consistenza al tocco. Una volta appagato da quei trastulli, le sollevò la sottoveste e la gonna, arrotolandole sulla vita, lasciandola così completamente nuda sopra e sotto. Un lieve rossore si diffuse sul suo adorabile volto, poi abbassò lo sguardo, come a chiedere quartiere, quando invece aveva tutto il diritto di essere orgogliosa dei tesori della sua giovinezza e bellezza, e che ora esibiva trionfante. Le sue gambe erano modellate alla perfezione e le cosce, che teneva socchiuse, erano così bianche e tonde, così sode e carnose che invogliavano a essere toccate, e il suo cavaliere non esitò. Quindi rimosse la mano, che per l’emozione della naturale modestia la ragazza aveva portato a coprire quella parte, offrendoci uno scorcio su quella fessura che la percorreva lì in mezzo scendendo ancora giù fino a nascondersi tra le cosce. Tuttavia si vedeva ben distinto il rigoglioso ciuffetto di riccioli castano-chiari che spuntava proprio lì, e la cui morbidezza setosa creava un piacevole contrasto con il candore della pelle circostante, esaltata in lucentezza dall’ombreggiatura castana. Il suo amante allora cercò di offrirci una vista completa del suo centro di attrazione aprendole le cosce mentre ancora era in piedi, ma non essendo molto comodo in quella posizione, la accompagno al bordo del divano, dove la fece chinare in avanti poggiando la testa sulle mani incrociate, spalancando le cosce con il corpo proteso, offrendoci una completa visione posteriore del suo corpo nudo fino alla vita. Le natiche erano formose, sode e levigate, così bianche da sembrare soffici distese di neve, una festa per gli occhi. Scendendo lungo il loro declivio si separavano formando una stretta valle che scendeva interrompendosi più in fondo nell’orifizio leggermente schiuso per via della posizione protesa, cosicché si poteva intravedere il gradevole interno rossastro ai margini della fessura che contrastava con il bianco della pelle intorno a essa, come fosse uno striscio rosa su un raso bianchissimo. Il cavaliere, un gentiluomo sui trenta, dalla corporatura un po’ robusta ma gradevole, per aumentare il piacere la sistemo ben salda in quella posizione e, incoraggiandola con baci e carezze a stare ferma, estrasse il suo arnese già eretto, la cui lunghezza, un po’ sproporzionata rispetto allo spessore, era piuttosto sorprendente, poiché tale eccesso non è tipico negli uomini corpulenti. Dirigendolo nel punto giusto lo spinse dentro fino all’elsa, mentre le rotondità di quelle bellezze turche riempirono il vuoto formato dal ventre di lui proteso in avanti e portando quelle parti a fondersi in una calda e stretta congiunzione. Egli continuava a far scorrere le mani lungo il suo corpo, trastullandosi con i suoi seni incantevoli. Non appena Emily lo sentì accomodato dentro di sé, sollevò la testa dal cuscino e si voltò senza sforzarsi, le sue guance si accesero di un intenso rosso scarlatto e, sorridendo per la più deliziosa soddisfazione, andò incontro al bacio del suo amante, poi lo lasciò proseguire nel raggiungimento del suo scopo, tornando a nascondere il viso poggiandolo sulle mani e sul cuscino, restando ferma, passiva e condiscendente il più possibile mentre lui continuava a percuoterla con ripetuti colpi, facendo scontrare le loro carni che risuonavano con violenza. A un certo punto il cavaliere indietreggiò, e noi riuscimmo a scorgere il suo lungo bastone che scivolava schiumeggiante tra i due corpi, finché non si riavvicinò di nuovo alla ragazza precludendoci la vista. Di tanto in tanto spostava le mani dai suoi seni e le posava sui due emisferi posteriori palpandoli e strizzandoli, finché alla fine, perseguendo con urgenza il culmine dell’atto, stravolto dalla foga dell’azione, la sua compagna gli divenne necessario sostegno nel momento in cui si liberò, ansante ed esanime. Emily avvertì quella dolcezza mortale e, ubriaca di piacere, non riuscì più a reggersi sulle gambe e si lasciò cadere in avanti sul divano, costringendo il compagno a lasciarsi scivolare sopra di lei per restare in quel caldo e piacevole posto, e lì conclusero i loro giochi di amore, in una continua congiunzione di corpi ed estasi.

Quando ebbero finito, Emily si alzò e tutti le si fecero intorno per complimentarsi. Devo dire che, benché ogni forma di pudore e riserva fosse bandita dalle loro feste, buone maniere e cortesia non venivano mai meno: nel rivolgersi alle ragazze dopo i loro servigi, i gentiluomini non diventavano mai volgari e triviali, anzi, incoraggiavano e addolcivano il senso della loro condizione. Gli uomini non sanno quali danni provocano al loro stesso piacere quando dimenticano il rispetto e la tenerezza dovuti al nostro sesso, perfino nei confronti di quelle che vivono per soddisfarli. Quei signori lo sapevano bene, da profondi conoscitori dell’arte della voluttà, e trattavano le loro devote con il massimo rispetto anche nel momento dei loro esercizi di piacere, quando scoprivano i tesori segreti della loro bellezza, ed esibivano l’orgoglio delle loro naturali meraviglie, di certo più affascinanti di quelle artificiali fatte di abiti e ornamenti.

Ora l’allegra compagnia si strinse intorno a me: toccava a me soddisfare i desideri e i piaceri del mio particolare eletto, nonché quelli della compagnia. Il mio cavaliere mi si fece incontro e mi salutò con un bacio così ardente che non mancò di lusingarmi. Poi mi disse che la mia presenza lì autorizzava le loro speranze nella mia complicità, ma che se la forza degli esempi eseguiti a mio beneficio non avesse vinto ogni mia riluttanza, per quanto grande sarebbe stato il suo disappunto, non avrebbe sopportato di essere lo strumento di una sgradevole imposizione.

Gli risposi senza esitazione che non avevo alcuna riserva nel mettermi a sua disposizione, e che gli esempi a cui avevo assistito non avevano fatto altro che aumentare il mio desiderio di cimentarmi. Semmai, mi tratteneva solo il timore di non essere all’altezza. Queste mie parole furono bene accolte dalla compagnia, e il mio particolare ricevette molti complimenti per la sua scelta, non senza una punta di invidia.

Fra l’altro, la signora Cole mi aveva favorita in modo particolare scegliendomi quel compagno, che, non solo era nobile e ricco, ma soprattutto era di una bellezza rara, ben fatto e slanciato. Il volto mostrava qualche cicatrice del vaiolo, che però dava una grazia più virile ai suoi lineamenti delicati, illuminati da due occhi grandi e neri. In breve, era l’uomo che ogni donna avrebbe con facilità definito un gran bell’uomo.

Allora mi condusse per mano sul campo della nostra battaglia amorosa, dove, poiché indossavo un abito da giorno, il mio cavaliere mi venne in aiuto liberandomi dall’imbarazzo di spogliarmi da sola. In un attimo mi slacciò la gonna così potei sfilarla via; venne poi il turno del corsetto, ma Louisa era già pronta con un paio di forbici per tagliare i nastri, e questo cadde senza impicci. Mi trovai così coperta solo dalla mia sottoveste, con il petto esposto alle loro mani e ai loro occhi. Credevo che lo spogliarello fosse finito e mi accingevo ad affrontare la prova quando, interpretando forse anche i desideri degli altri, mi pregò di mostrarmi a tutti nella mia completa nudità. Non potevo davvero rifiutare di aderire a una richiesta fatta con tanta dolcezza, quindi mi liberai della sottoveste, l’ultimo velo che mi riparava dagli sguardi indiscreti. Sfilandola sulla testa, i capelli mi si sciolsero e mi caddero liberi sulle spalle, in riccioli disordinati che davano maggior risalto al candore della pelle.

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