Apr 182016
 

Mi ritrovai nuda, sotto gli occhi attenti dei miei giudici, ai quali non potevo certo apparire una figura così sgradevole, perché, se ricorda bene, ero nel fiore della giovinezza, non avendo compiuto ancora diciott’anni. I seni, che sovente nella loro nudità possono essere punti critici, erano così sodi e alti anche senza sostegni da stuzzicare e invitare a essere toccati. Ero alta e flessuosa, con forme morbide e succose che gratificavano sia la vista sia il tatto, tutti doni della mia giovinezza e della mia buona costituzione. Benché pienamente conscia della mia avvenenza, non riuscii subito a eliminare un certo senso di imbarazzo. Ma tutta la combriccola era intorno a me, uomini e donne che mi lusingavano con applausi e complimenti, al fine di accendere in me sentimenti di orgoglio per la mia figura. Il mio galante amico mi disse che la mia bellezza era infinitamente superiore a qualsiasi abito da festa. Considerando la quantità di complimenti in cui quegli esperti conoscitori si erano profusi in quell’occasione, potevo vantarmi di aver passato l’esame a pieni voti.

Il mio amico, comunque, avendomi tutta per lui, volle soddisfare la curiosità della compagnia, e forse anche la sua, così mi fece sistemare in una varietà di posizioni mettendomi sotto ogni luce immaginabile e mostrando ogni mia bellezza, il tutto accompagnato da una profusione di baci. Le sue mani si prendevano ogni libertà, toccandomi in modo così eccitante che l’iniziale vergogna presto svanì e il rossore pudico fu ben soppiantato da quello più intenso del desiderio, che mi portò addirittura a provare una specie di appagamento.

In quell’ispezione generale, può esserne certa, non fu risparmiata la parte più importante di me, e tutti furono d’accordo nel ritenere che all’occorrenza avrei potuto passare per una vergine. Le precedenti avventure, infatti, mi avevano procurato un varco quasi inconsistente, poiché anche la più grossa dilatazione viene riparata molto in fretta a quella età, ripristinando le naturali piccole dimensioni di quella parte.

A quel punto, non so dire se perché il mio compagno si fosse stancato di soddisfare solo la vista e il tatto, o se fosse invece talmente infiammato da non poter più resistere, di colpo si levò i vestiti. Il prodigioso calore della stanza chiusa con un grande caminetto, le molte candele e l’ardore provocato da quelle scene, lo indussero a togliersi anche la camicia; non appena sbottonò i calzoni il loro contenuto uscì allo scoperto e mi trovai di fronte al nemico con il quale avrei combattuto, che alzava orgoglioso la sua testa rossa e scappellata. Allora vidi quello a cui mi sarei dovuta affidare: uno strumento di giuste proporzioni, di quelli i cui proprietari fanno un uso migliore rispetto ad arnesi di dimensioni straordinarie. Mi strinse al suo petto mentre era ancora in piedi di fronte a me, quindi applicò il suo idolo alla sua ovvia nicchia, riuscendo a infilarlo con agilità grazie al mio aiuto, quindi mi sollevò le cosce mettendosele intorno ai fianchi e lo affondò centimetro dopo centimetro, fino in fondo. Dunque, inchiodata al perno del piacere, mi aggrappai al suo collo e mi nascosi il viso tra i suoi capelli, rossa per quelle sensazioni e per la vergogna, con il petto incollato al suo. Allora mi portò al divano dove mi fece distendere senza però abbandonare la presa né uscire, e lì cominciò il mulino del piacere. Tuttavia, eravamo talmente eccitati e surriscaldati dal movimento di quella notte che ci sciogliemmo subito e ben presto sentii i caldi spruzzi del mio amante dentro di me, e anch’io fui pronta a condividere l’estasi. Ma avevo anche un’altra ragione per vantarmi della nostra armonia, infatti le fiamme del desiderio non si erano ancora spente, anzi, come carboni bagnati bruciavo ancora più intense, e il mio caldo amante era pronto a ricominciare con una seconda prova, doppiamente infiammato, con immutato vigore, incoraggiato dai miei movimenti che gli infondevano rinnovato piacere. Ci profondemmo in baci, carezze e caldi gemiti, che contribuirono a rendere le nostre gioie ancor più turbolente e violente, gettandoci così in un vortice di follia, e mentre infuriavano dentro di noi, fummo spinti alla deriva. Ora tutte le sensazioni del desiderio bruciante scatenate dalle scene a cui avevo appena assistito maturarono in quell’esercizio riempiendo la mia mente fino a farmi impazzire per quelle insopportabili stimolazioni. Non ero abbastanza calma per percepire ciò che stava accadendo, ma sentivo la forza con cui le squisite provocazioni avevano acceso i nostri sensi, e con mia grande gioia percepivo che anche il mio cavaliere le condivideva: ora nei suoi occhi bruciavano fiamme eloquenti e i suoi movimenti erano diventati impetuosi, e la consapevolezza di ciò non fece che aumentare il mio piacere. Innalzata fino all’apice dell’eccitazione che l’uomo possa sopportare senza esserne distrutto dall’eccesso, raggiunsi quel dolce punto critico, appena preceduta dall’infusione di liquidi del mio compagno, e mi dissolsi esalando un profondo sospiro, concentrandomi su quel passaggio da cui era impossibile fuggire tanto era colmo di delizie. Giacemmo allora in estasi per alcuni istanti, sopraffatti e immobili, finché la sensazione di piacere si attenuò e ci riprendemmo dalla trance. Allora il mio amante scivolò fuori da me, non prima però di aver espresso la sua estrema soddisfazione con i più dolci baci e abbracci, nonché con le più cordiali parole.

La compagnia ci aveva osservati nel più perfetto silenzio. Terminato l’amplesso, ci aiutarono a rivestirci e le ragazze mi si fecero intorno e si complimentarono con me per il sincero omaggio che, ebbero modo di osservare, era stato reso alla sovranità della mia bellezza, dato che avevo ricevuto un doppio tributo in una volta sola. Anche il mio compagno, ora di nuovo vestito, espresse un particolare apprezzamento. Le ragazze mi baciarono e abbracciarono, assicurandomi che da quel momento, poiché l’iniziazione era compiuta, non avrei dovuto sopportare prove pubbliche, a meno che non ne avessi avuto il desiderio.

Era regola inviolabile che ogni cavaliere, benché mettesse a disposizione degli altri il suo possesso, trascorresse la notte insieme alla sua compagna, per evitare il disgusto e l’indelicatezza di un nuovo assortimento. Perciò, dopo un rinfresco a base di vino, biscotti, tè e cioccolato, verso l’una del mattino tutti si ritirarono. La signora Cole aveva preparato per noi un letto d’emergenza che ci permise di continuare i nostri giochi amorosi, così vivaci e divertenti che non ci fermammo più per tutta la notte. Al mattino, dopo una buona colazione a letto, il mio cavaliere si alzò e, con molta dolcezza e premura se ne andò senza svegliarmi. Quando mi alzai per vestirmi mi accorsi che aveva lasciato una borsa di ghinee nella tasca del mio abito. In quel momento entrò la signora Cole e le raccontai quel che era successo pregandola di trattenersi la cifra che le spettava. Mi disse che il cavaliere aveva già provveduto e che quell’oro era solo per me. Aggiunse che il suo rifiuto non era frutto di un’inutile ostentazione e si mise a impartirmi una lezione di economia su quello che avrei potuto ottenere sfruttando bene il mio corpo, lezione della quale in seguito le fui molto grata. Poi ci mettemmo a parlare della notte precedente e venni così a sapere che aveva assistito alla scena da un apposito nascondiglio, che fu così gentile da mostrarmi.

Non fece in tempo a concludere che irruppe la dolce truppa delle ragazze, le mie compagne, rinnovandomi i complimenti e riempiendomi di carezze. Notai che le fatiche e gli esercizi della notte trascorsa non avevano minimamente intaccato la freschezza del loro aspetto, e mi confessarono che era tutto merito dei consigli della nostra direttrice. Scesero poi nel negozio per riprendere il lavoro di copertura, mentre io rimasi nel mio appartamento fino all’ora di pranzo, quando mi recai dalla signora Cole.

Lì vi restai, in allegra compagnia delle affascinanti ragazze, fino alle cinque del pomeriggio, quando, sentendomi molto stanca, mi ritirai al piano di sopra per distendermi sul letto di Harriet. Dopo circa un’ora fui piacevolmente svegliata dal mio amante, il quale era venuto a cercarmi e fu mandato direttamente a chiamarmi. Non appena entrato in camera, vedendomi giacere da sola, con il viso rivolto verso l’interno del letto, protetto dalla luce, senza pensarci due volte si sfilò i calzoni, per avere maggiore libertà e godere del tocco della pelle nuda. Allora mi sollevò le gonne da dietro, aprendosi la prospettiva posteriore alla mia sede dei piaceri. Giacevo dunque di fianco, nuda e pronta per essere penetrata: il mio amante si distese accanto a me avvolgendomi da dietro con il calore del suo corpo, quindi appoggiò le cosce e il ventre a me, e iniziò a lavorare con la sua macchina, il cui tocco aveva qualcosa di squisitamente singolare e piacevole. Mi svegliai piuttosto confusa all’inizio, ma vedendo che si trattava di lui mi voltai per dargli un bacio che egli ricambiò, quindi mi pregò di restare ferma. Allora mi sollevò la coscia e, accertatosi di entrare nella giusta apertura, affondò subito: soddisfatto di giacere in quella posizione, a pieno contatto con quelle parti del mio corpo, sospese ogni mossa per godere di quel momento, tenendomi stesa sul fianco con lui dentro di me, “come un cucchiaio”, mi disse, con il ventre a perfetto contatto con l’incavo posteriore delle mie cosce. Rimanemmo così fino a quando l’irrequieto ospite, impaziente per natura, lo invitò all’azione, che riprese con i soliti trastulli, baci e simili, per terminare nell’evidenza liquida di entrambi, che non avevamo esaurito, o se non altro avevamo recuperato presto, dopo le fatiche della notte prima.

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