Nov 182017
 

L’uomo, la cui vita dura cento anni, deve praticare Dharma, Artha e Kama in differenti tempi, e in modo tale che essi possano armonizzare fra loro senza il più piccolo disaccordo. Nell’infanzia deve prima d’ogni altra cosa istruirsi; durante la gioventù e l’età matura si occuperà di Artha e di Kama, e in vecchiaia tenterà di conquistare Dharma, sforzandosi in tal modo di guadagnare Moksha, con cui si evita un’ulteriore trasmigrazione. Ed essendo molto incerta la vita, tali tre cose dovrà praticarle nei periodi che gli saranno specificati.
Una sola cosa è da notare particolarmente, ed è che fino a quando non abbia terminato la sua educazione deve condurre la vita di uno studente religioso.
Dharma è l’obbedienza ai comandamenti dei Shastra, che sono la Sacra Scrittura degli Indù; è l’obbligo di compiere alcune cose, quali ad esempio certi sacrifici, che in generale si trascurano perché non appartenenti a questo mondo e non d’effetto visibile; ed è anche l’obbligo di non compierne altre, per esempio mangiare carne, ciò che invece si fa spesso, perché è di questo mondo ed ha un effetto visibile.
Dharma è insegnato dallo Shruti (Sacra Scrittura) e da coloro che lo spiegano.
Artha è la conquista delle arti, dell’oro, della terra, del bestiame, della ricchezza, della servitù e degli amici. Consiste, inoltre, anche nella protezione di tutto ciò che si è conquistato, e nell’accrescimento di ciò che si possiede.
Artha è insegnato dagli ufficiali del Re, e dai negozianti dediti al commercio.
Kama è il godimento mediante i cinque sensi, udito, tatto, vista, gusto, odorato o olfatto, assistiti dallo spirito in unione con l’anima. La parte essenziale di tutto ciò consiste in un contatto speciale fra l’organo del senso e l’oggetto e la coscienza del piacere che ne risulta si chiama Kama.
Kama è insegnato dai Kamasutra (Aforismi d’amore) e dalla pratica dei cittadini.
Quando tutti e tre, Dharma, Artha e Kama, sono riuniti in una persona, cioè Dharma è migliore di Artha, e Artha è migliore di Kama. Ma Artha deve sempre prevalere per il re, perché solo da Artha dipende la vita del popolo. Così le donne pubbliche debbono preferire Kama alle due altre qualità, poiché di Kama formano la loro unica occupazione. E queste sono le eccezioni alla regola generale.
Obiezione. Molti uomini sapienti affermano che, poiché Dharma concerne tutte le cose che non sono di questo mondo, esso può essere perfettamente esposto in un libro; e così pure Artha; osservando specialmente che la pratica di queste due qualità è solo possibile con l’applicazione di determinati metodi, di cui non si può aver conoscenza altro che per mezzo dello studio e dei libri. Invece per Kama, che è una cosa praticata anche dalla creazione bruta e che si osserva ovunque, non v’è per nulla bisogno di un libro per insegnarla.
Risposta. Non è vero. Essendo i rapporti sessuali un fatto dipendente dall’uomo e dalla donna, essi richiedono l’applicazione di alcune regole insegnate dai Kamasutra. La non applicazione di tali regole che osserviamo nella natura bruta è dovuta al fatto che gli animali non conoscono nessun freno; che le loro femmine sono pronte ai rapporti sessuali solo in determinate stagioni, senza eccezione; e infine al fatto che l’unione degli animali non è mai preceduta dal più lieve sintomo di pensiero.
Seconda obiezione. I Lokayatikas [4] affermano: “I comandamenti religiosi non debbono essere osservati in quanto non si sa che frutto daranno. Chi sarà mai così pazzo da abbandonare nelle mani di un altro ciò che ha nelle proprie? D’altra parte è preferibile avere un piccione oggi che un pavone domani; e una moneta di rame, di cui si abbia la certezza del possesso, è migliore di una moneta d’oro di cui il possesso è dubbio.
Risposta. Ma questo non è giusto:
1) La Sacra Scrittura, che comanda la pratica di Dharma, non permette nessun dubbio.
2) I sacrifici che si compiono per la distruzione dei nemici o per far cadere la pioggia, hanno un effetto visibile.
3) Il sole, la luna, le stelle, i pianeti e gli altri corpi celesti, ci fanno supporre che operino intenzionalmente per il bene del mondo
4) L’esistenza del mondo è accertata dall’osservazione delle regole riguardanti le quattro caste [5] degli uomini, e i quattro periodi della loro vita.
5) Noi osserviamo che si semina il grano nella terra con la speranza di un futuro raccolto.
Vatsyayana pensa dunque che occorre ubbidire ai comandamenti della religione.
Terza obiezione. Coloro che credono che il destino sia la causa prima di tutte le cose affermano: “Non dobbiamo affannarci a conquistare la ricchezza, perché mentre spesso non vi riusciamo nonostante i nostri sforzi, altre volte essa giunge a noi senza averla cercata. Quindi ogni cosa è in potere del destino che è padrone del guadagno e della perdita, del buon successo e della disgrazia, del piacere e della sofferenza. Così noi abbiamo veduto Bali [6] innalzato dal destino al trono di Indra e poi rovesciato dalla stessa potenza; e solamente il destino può restaurare il suo regno.”
Risposta. Questo ragionamento non è giusto. Come il possesso di qualsiasi oggetto presuppone in ogni caso un determinato sforzo da parte dell’uomo, l’uso dei mezzi opportuni può essere considerata la causa di tutte le nostre conquiste, e poiché è necessario questo uso di mezzi convenienti (anche nel caso che una cosa debba fatalmente avvenire), la conseguenza è che chi non fa niente non riceverà nessuna felicità.
Quarta obiezione. Coloro i quali sono inclini a pensare che Artha sia la prima qualità da conquistare, ragionano in tal modo: “Non occorre ricercare i piaceri, perché essi sono di ostacolo alla pratica di Dharma e di Artha, superiori ai piaceri stessi, e perché sono disprezzati da tutte le persone sagge. I piaceri conducono l’uomo alla miseria e lo mettono in contatto con gente volgare; l’inducono a commettere atti illeciti e lo rendono impuro, imprevidente, dissipato e leggero. È noto, d’altronde, che un gran numero d’uomini dediti ai piaceri si sono perduti insieme alle loro famiglie e ai loro amici. Così il re Dandakya della dinastia Rhola, che aveva con cattive intenzioni rapito la figlia di una bramino, fu ben presto rovinato e perse il suo regno. Indra, il quale aveva violato la casta Ahalaya, fu severamente punito. E così il potente Kisciaka il quale aveva tentato di sedurre Dropadi, e così Ravana, il quale aveva voluto abusare di Sita, furono puniti per i loro delitti. Questi uomini, come molti altri, furono vittime dei loro piaceri.
Risposta. Questa obiezione non può reggere, perché i piaceri sono necessari all’esistenza e al benessere del corpo al pari del nutrimento, e perciò sono legittimi. Non solo: essi sono il risultato di Dharma e di Artha. Però bisogna godere i piaceri con moderazione e con prudenza.
Dunque un uomo che pratichi Dharma, Artha e Kama, gode la felicità sia in questo mondo sia nel mondo futuro, e la gente per bene compie solo azioni per le quali non ha nessun timore per la vita futura e che non presentano nessun pericolo per il loro benessere. Ogni atto che porti alla pratica di Dharma, Artha e Kama, congiunti, o di due di essi, o anche di uno solo, deve essere eseguito; ma occorre astenersi da ogni atto che conduca alla pratica di una sola ditali doti a scapito delle altre due.

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