Le novelle del Bandello sono, dopo il Decameron, la più vasta e vertiginosa raccolta di racconti brevi della letteratura italiana rinascimentale. Composte da Matteo Bandello — frate domenicano lombardo, poi vescovo in Francia, cortigiano itinerante tra le corti di Milano, Mantova, Ferrara e la Francia — furono pubblicate in quattro parti tra il 1554 e il 1573 (postuma l’ultima), per un totale di oltre duecento racconti.
Poche opere italiane hanno esercitato un’influenza così profonda sulla letteratura europea: Shakespeare vi trovò la trama di Romeo e Giulietta, di Molto rumore per nulla e della Dodicesima notte; Lope de Vega vi attinse per numerose commedie; Byron ne trasse il Parisina. Bandello è il grande dispensatore di trame che l’Europa moderna ha saccheggiato per tre secoli.
Quello che le rende diverse dal Decameron — e per il nostro gusto forse ancora più moderne — è il registro. Boccaccio racconta per divertire, con l’aria complice di chi mostra il mondo come va davvero; Bandello racconta per stupire, con l’occhio dell’uomo di corte che ha visto tutto e non si scandalizza più di nulla. Le sue novelle si aprono su episodi di ferocia estrema e passioni ingovernabili: adulteri scoperti e vendicati nel sangue, monache che fuggono i conventi, amori tra fanciulle e servi, amanti murati vivi, spose costrette e ribelli. L’erotismo qui è raramente giocoso: è quasi sempre trasgressione, rischio, catastrofe. E proprio per questo è più intenso.
A partire da questa settimana pubblichiamo, una novella alla volta, l’intero corpus del Bandello: 212 racconti, distribuiti nelle quattro parti originali, per una serializzazione che ci accompagnerà per oltre quattro anni. La fonte del testo è l’edizione integrale disponibile su Wikisource, che riproduce fedelmente le stampe cinquecentesche del 1554 e del 1573. Il testo è in italiano rinascimentale — leggermente arcaico ma perfettamente comprensibile: preserva il ritmo, il colore e la spregiudicatezza dell’originale, che nessuna traduzione moderna potrebbe rendere.
Cominciamo, come Bandello volle, dalla Prima novella: una storia fiorentina d’amore, di promesse tradite e di sangue, che secondo la leggenda diede origine alla divisione tra Guelfi e Ghibellini.