Madonna, dal polmone è vostro male:
il rimedio c'è pronto, se volete
alzar le coscie più che potete
per ricever in cul un serviziale.

Questo val meglio che acqua pettorale,
madonna; v'assicuro el trovarete.
- Orsù, Messer, poi ché questo credete,
di guarirme più tardar non mi cale.

Ecco il cul, alerta! Ohimè! Che fate?
Gli è differente il tondo dal fesso;
non è il patto che mi facesti adesso.

Pian, che gli è grosso, mi storpiate!
- Madonna, volete che vi dica il vero?
Quel mio cazzon duro, so che guarisce

polmon anche la tosse.
- Pur che duri tal festa, di guarir spero;
ma di finir così presto mi dispero.

Veduto avete le reliquie tutte
dei cazzi orrendi in le potte stupende;
et avete visto far quelle faccende
allegramente a queste belle putte;

e di dietro e d'inanzi darle frutte,
e ne le bocche le lingue a vicende:
che son cose da farne le leggende,
come che di Morgante e di Margutte.

Io so ch'un gran piacer avete avuto,
a veder dare in potta e' n cul la stretta,
in modo che più non s'è fottuto.

E come spesso nel naso si getta
l'odor del pepe o quel dello starnuto,
che fanno starnutar un con gran fretta

così nella braghetta,
del fotter a l'odor corretti sete;
e toccatel' con man, se nol' credete.

Questo è un libro d'altro che Sonetti,
di Capitoli, d'Egloghe o Canzone;
qui il Sannazaro o il Bembo non compone
né liquidi cristalli, né fioretti.

Qui il Bernia non ha madrigaletti,
ma vi son cazzi senza discrezione,
ecci la potta, e 'l cul che gli ripone,
come fanno le scatole a' confetti.

E qui son gente fottute sfottute,
e di cazzi e di potte notomie,
e nei culi molte anime perdute.

E ognun si fotte in le più leggiadre vie,
ch'a Ponte Sisto non sarian credute,
infra le puttanesche gerarchie.

Et in fin le son pazzie
a farsi schifo di sì buoni bocconi,
e chi non fotte ognun, Dio gli perdoni!

Sta cheto bambin mio; ninna, ninna!
Spinge, maestro Andrea, spinge ch'ei c'è.
Dammi tutta la lingua, ai! ohimè!
Che il tuo gran cazzo all'anima mi va.

- Signora, adesso, adesso v'intrerà;
cullate bene il fanciullin col piè,
e farete servizi a tutti e tre:
perché noi compiremo, ei dormirà.

- Io son contenta; io cullo, io meno, io fo;
culla, mena e travagliati ancor tu.
- Mammina, a vostra posta compirò.

- Non far! fermati, aspetta un poco più,
che tal dolcezza in questo fotter ho,
ch'io non vorrei ch'ei finisse mai più.

- Madonna mia, orsù,
fate, di grazia! Or, da che voi, così,
io faccio; e tu, farai? – Signora, sì.

Il putto poppa, e poppa anche la potta;
a un tempo, date il latte e ricevete,
e tre contenti in un letto vedete:
ognuno il suo piacer piglia a un otta.

Aveste fottitura mai sì ghiotta,
fra le migliaie che avute ne avete?
In questo fotter più festa prendete,
ch'un villan quano ei mangia la ricotta.

- Veramente egli è dolce a cotal modo,
il fotter reverendo, il fotter divo;
e come io fossi una Badessa godo;

e si mi tocca a la gran foia il vivo
questo strenuo tu bel cazzo sodo,
ch'io sento un piacer superlativo.

E tu, cazzo corrivo,
in le gran frette la potta ti caccia,
e stacci un mese, che 'l buon pro ti faccia.

Non tirar, fottutello di Cupido,
la cariola; fermati bismulo;
ch'io vo' fotter in potta e non in culo
costei, che mi togl'il cazzo e me ne rido.

E nelle braccia le gambe mi fido,
e si disconcio sto (e non t'adulo)
che si morrebbe a starci un'ora un mulo
che fottendo a disaggio, mi disfaccio.

E se voi, Beatrice, stentar faccio,
perdonar mi dovete, perch'io mostro
che fottendo a disaggio, mi disfaccio.

E se non ch'io mi specchio nel cul vostro,
stando sospeso l'uno e l'altro braccio,
mai non si finirebbe il fatto nostro.

O cul di latte e d'ostro!
Se non ch'io son per mirarti di vena,
non mi starebbe il cazzo ritto appena.

Dammi la lingua, appunta i piedi al muro;
stringi le coscie, e tienim stretto, stretto;
lasciat'ire a riverso in sul letto
che d'altro che di fotter non mi curo.

Ai! Traditore! Quant'hai il cazzon duro!
O! come? su la potta ci confetto!
Un dì, tormelo in culo ti prometto,
e di farlo uscir netto t'assicuro.

- Io vi ringrazio cara Lorenzina,
mi sforzerò servirvi; ma spingete,
spingete come fa la Ciabattina.

o farò adesso, e voi quando farete?
- Adesso! dammi tutta la linguina.
Ch'io muojo. – Et io, e voi cagion ne sete;

adunque voi compirete?
- Adesso, adesso faccio, Signor mio;
Adesso ho fatto. Et io; ohimè! o Dio!

Marte, maledettissimo poltrone!
Così sotto una donna non si reca,
e non si fotte Venere alla cieca,
con assai furia e poca discrezione.

- Io non son Marte, io son Hercol Rangone,
e fotto qui che sete Angela Greca;
e se ci fosse qui la mia ribeca,
vi sonerei fottendo una canzone.

E voi, Signora, mia dolce consorte,
su la potta ballar faresti il cazzo,
menando il culo in su, spingendo forte.

- Signor sì, che con voi, fottendo, sguazzo,
ma temo Amor che non mi dia la morte,
colle vostr'armi, essendo putto e pazzo.

- Cupido è mio ragazzo
e vostro figlio, e guarda l'arme mia
per sacrarle alla dea Poltroneria.

Apri le coscie, acciò ch'io vegga bene
il tuo bel culo e la tua potta in viso;
culo da far mutar un cazzo d'aviso!
Potta che i cuori stilli per le vene.

Mentre ch'io vi vagheggio egli mi viene
capriccio di pasciarvi a l'improviso,
e mi par esser più bel che Narciso
nel specchio ch'il mio cazzo allegro tiene.

- Ai ribalda, ai ribaldo in terra e in letto!
Io ti veggio, puttana! e t'apparecchia,
ch'io ti rompa doi costole del petto.

- Io te n'incaco, franciosata, vecchia,
che per questo piacere arciperfetto
intrarei in un pozzo sanza secchia.

E non si trova pecchia
ghiotta dei fiori, com'io d'un nobil cazzo,
e no 'l provo ancho, e per mirarlo sguazzo.

Io 'l voglio in cul. – Tu mi perdonerai,
o Donna, non voglio far questo peccato,
perché questo è un cibo da prelato,
ch'ha perduto il gusto sempre mai.

- Deh! mettetel' qui! – Non farò! – Sì, farai.
Perché? non s'usa più da l'altro lato,
Id est in potta? – Sìm, ma egli è più grato
il cazzo dietro che dinanzi assai.

- Da voi io vo lasciarmi consigliare
il cazzo è suo, e se 'l vi piace tanto,
com'a cazzo gli avete a comandare.

- Io l'accetto, ben mio: spingel' da canto
più su, più giù, e va senza sputare.
O cazzo buon compagno, o cazzo santo!

- Toglietel' tutto quanto.
- Io l'ho tolto entro più che volentiere,
ma ci vorrei stare un anno a sedere!

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